Legalizzazione dell'eutanasia Firmano 16 consiglieri

 Articolo di pubblicato su Corriere della Sera - ed. Milano, il 11/07/13 

 

Sedici consiglieri comunali di maggioranza firmano la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, sostenuta dall’associazione Luca Coscioni. Ci sono Patrizia Quartieri, Luca Gibillini e Mirko Mazzali di Sel, il radicale Marco Cappato, Anita Sonego (FdS). Poi, oltre metà gruppo Pd, il su 20: Carlo Monguzzi, Gabriele Ghezzi, Emanuele Lazzarini, Marilisa D’Amico, Paola Bocci, Alessandro Giungi, Mattia Stamani, 

La moratoria di Sacconi contro i Parlamentari Pdl

 Un "Integruppo parlamentare per le libertà civili": questo abbiamo proposto una settimana fa invitando tutti i Parlamentari di ogni colore politico al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni. Il nostro obiettivo: far passare buone leggi su eutanasia, droga, staminali, divorzio breve e matrimoni egualitari. 

Il giorno dopo, l'ex-Ministro Maurizio Sacconi ha preso carta e penna per chiedere ai Capigruppo Pdl "una moratoria sulla normazione di contenuti etici divisivi, evitando quelle maggioranze variabili che sarebbero non meno ma più che politiche".

Per un intergruppo sulle libertà civili

Gentili Parlamentari, per alcuni osservatori, un Governo "di larghe intese" implica che ogni riforma sui diritti civili debba essere rimandata a data da destinarsi. Lo sperano di certo quei politici che vivono della rendita di posizione sui "valori non negoziabili", impegnati ad apparire più papisti del Papa (ancor più di questo Papa); ma forse lo preferiscono anche alcuni professionisti del "tanto peggio tanto meglio", sempre pronti a dispensar lezioni sull'oscurantismo altrui, ma per nulla impegnati in concrete opere di riforma. Per entrambi, lasciar le cose come stanno garantisce il perpetuarsi della propria funzione, del proprio potere.

Il mio Pride, in memoria di Kato

Sul mio cartello c’era scritto “I love David Kato”, in nome del leader del movimento omosessuale ugandese, iscritto al Partito radicale, assassinato nel suo Paese come risultato di una campagna d'odio contro i gay. Uno dei punti forza del Pride è di ospitare nelle stesso corteo gioia e serietà, politica e musica. Il Sindaco ha fatto bene a esserci, e la stragrande maggioranza dei milanesi capisce perché, senza bisogno di troppe spiegazioni. L’opinione pubblica, si sa, è molto avanti a certa politica. Nel giorno in cui la Corte suprema USA ha esteso le tutele contro ogni discriminazione fino al diritto al matrimonio egualitario, la ragione per la quale in Italia non siano riconosciute le unioni civili è da cercare unicamente nell’assenza di democrazia. Se e quando se ne potrà finalmente discutere davvero, l’esito sarà scontato. Per una città come Milano, alzare la bandiera delle libertà civili è una necessità e una vocazione. In continuità con una storia e cultura europea, e in vista di un appuntamento transnazionale come Expo, è bene ricordare che le libertà e i diritti sono elemento essenziale del benessere; e dovremo ricordarlo anche alle delegazioni di Paesi che ancora puniscono con la morte le libertà sessuali, oppure che impediscono la tenuta dei Pride, come continua ad accadere in Russia. A Milano oltre 6.000 cittadini avevano chiesto, con le delibere di iniziativa popolare dei Radicali, il registro comunale delle Unioni civili -già attivato prima del termine dalla raccolta firme- e un piano contro le discriminazioni, per il quale il Consiglio comunale ha dato 6 mesi di tempo alla Giunta per agire. Il patrocinio del Comune e la presenza della Giunta alla manifestazione di ieri mandano un segnale importante nella direzione giusta. Noi Radicali eravamo presenti anche con i banchetti per la raccolta firme sull’eutanasia (www.eutanasialegale.it) e i referendum per la giustizia giusta e i nuovi diritti civili (www.referendumradicali.it) , nella convinzione che sia più facile ottenere le libertà tutte assieme che procedere a compartimenti stagni. Infatti, a luglio sarà in agenda del Cosiglio comunale un altro obiettivo laico, sempre su iniziativa popolare: il registro comunale del testamento biologico.

Referendum radicali nel servizio del tg3 Lombardia

 A questo link dal minuto 12.10 il servizio del tg 3 Lombardia sul pacchetto referendario radicale

Sul bilancio comunale c'è un'esigenza di trasparenza (Corriere della Sera, 24/06/13)

L'autorità di bilancio della capitale economica del Paese -il Consiglio comunale di Milano- predisporrà il bilancio preventivo 2013 del Comune a fine settembre 2013. Il “preventivo” sarà un “consuntivo”. Nel frattempo, 47 suoi componenti su 48 (escluso il Sindaco) non hanno ricevuto nemmeno un documento con delle cifre, né sulla proposta che la Giunta Pisapia predisporrà, né sui soldi già spesi.

Se è vero che i Parlamenti sono nati sui bilanci -fu la Magna Carta del 1215 a vietare al sovrano di imporre nuove tasse senza il consenso del "commune consilium regni"- la proroga governativa da giugno a fine settembre della scadenza per i preventivi comunali è una spia del degrado della vita democratica. Approvare a settembre un bilancio già speso per nove dodicesimi significa rinunciare ad esprimere (pubblicamente!) indirizzi strategici di spesa, riducendosi alla navigazione a vista tra gli scogli della crisi e degli ordini e contrordini impartiti da Roma.

La responsabilità di quanto accade è in buona parte dello Stato nazionale. Stravolgendo in continuazione il quadro normativo su imposte come l'IMU, getta nell'incertezza le amministrazioni locali. Pretendere però di governare tale incertezza ritardando la preparazione dei bilanci aggrava le difficoltà, con conseguenze lesive della vita democratica. La logica emergenzialista del fatto compiuto sottrae ogni potere e conoscenza alle persone elette dai cittadini per decidere sull'uso delle risorse pubbliche. La retorica del “bilancio partecipato” -per il quale è necessario un coinvolgimento dei cittadini alimentato da dati chiari e disponibili in anticipo- si scontra con una realtà dove nemmeno i 48 (meno uno) componenti del Consiglio comunale “partecipano”, se non per le vie interne dei rapporti con gli "uffici" o nelle dichiarazioni basate su indiscrezioni che trapelano dagli assessorati.

Qualcuno vorrà consolarsi pensando che il metodo non è tutto, e che il fine di far quadrare i conti giustifica il mezzo di un processo decisionale a-democratico. Da radicale, sono convinto che un pessimo metodo non possa che determinare risultati scadenti. Ne è un caso se dall'attuale dibattito sui conti milanesi sono rimosse le partite determinanti per il futuro della città. Ci si infiamma e si polemizza sui ritocchi delle tariffe e delle addizionali, ma sono scomparse dal dibattito le strategie sulle risorse vere, quelle patrimoniali: sul debito, gli investimenti, il futuro delle aziende partecipate. Così facendo, sono proprio le parole d'ordine della Giunta “arancione”, come la valorizzazione dei “beni comuni”, a rimanere svuotate di sostanza. La promozione delle risorse ambientali e culturali, del welfare e della formazione, non è affrontata nell'ambito di una strategia (pubblica!) di investimenti di lungo periodo, ma è relegata alla gestione settoriale di ciascuna unità amministrativa. In questo modo, Milano è privata di un confronto, ad esempio, sull’opportunità che uno tra i Comuni più indebitati d'Italia mantenga gli investimenti nel settore aeroportuale; oppure su quali debbano essere i servizi pubblici garantiti dal Comune, e se lo strumento più efficace per garantirli sia la proprietà comunale delle imprese o siano contratti di servizio aperti al mercato e alla concorrenza.

Il luogo giusto per discuterne è il Consiglio comunale. Restituendo al Consiglio i poteri effettivi di bilancio, Pisapia aiuterebbe la logica delle idee a prevalere su quella delle cose. Magari otterrebbe anche il risultato di responsabilizzare un’opposizione che finora si è limitata a vivacchiare sul malcontento delle corporazioni e delle vittime della crisi, senza però esprimere alcun progetto liberale.

Marco Cappato

Presidente del Gruppo Radicale - Federalista europeo

 

Milano, biotestamento in aula patto di maggioranza per sbloccare il voto

 Repubblica -ed. Milano, 10 giugno 2013, Ilaria Carra

Libera dalle grane di bilancio  rinviate all’autunno,  l’aula di Palazzo Marino è  pronta ad approvare il biotestamento.  Che potrebbe così diventare  operativo a settembre. Ormai  è una strada segnata, quella  che dopo l`estate condurrà i milanesi  a poter dichiarare le scelte  sul fine vita. Un nuovo tassello  sulla rotta dei diritti, a un anno  dal via del registro delle unioni civili.  Tra una settimana, martedì  prossimo, dovrebbe esserci l’ultima  commissione consiliare  prima dell’approdo in aula del  provvedimento per l’ok definitivo.  È qui che i laici di Pd e Sel sono  convinti di avere la maggioranza,  anche se restano scettici  nel fronte cattolico e, più prevedibilmente,  nel centrodestra. Sul  piatto ci sono oggi tre testi. I primi due di iniziativa popolare,  dell’associazione "Io scelgo" e  dei Radicali guidati dal consigliere  Marco Cappato: entrambi  danno la possibilità di depositare  le proprie «dichiarazioni anticipate  sui trattamenti sanitari» di  fine vita, sia in Comune, sia a terzi.  

Le "larghe intese" ti vanno strette? Referendum!

 Che le “larghe intese” paralizzino la politica in innumerevoli campi è, per quanto deprecabile, scontato. Che l’unica soluzione sia quella di lamentarsi e protestare contro questo immutabile destino è meno ovvio. Anzi, è sbagliato. E dovrebbero rendersene conto anche i tanti laudatori della nostraCostituzione, alcuni dei quali sono veloci a richiamarla contro gli sconclusionati proclami berlusconiani, ma sono meno attenti a cogliere le potenzialità di un’arma che pure la Costituzione fornisce: l’iniziativa popolare.

"Possono riavere i quattrini perchè sono dei privilegiati"

Matteo Pucciarelli  oggi mi intervista su Repubblica-ed Milano

"Va bene il fatto che gli spetti di diritto, ma il problema è un altro: che qui i diritti spettano alla fine solo ai privilegiati», commenta il presidente 
del gruppo dei Radicali in comune Marco Cappato. 

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