Salvaliste, Cappato: le elezioni in Lombardia sono da rifare

Tue, 13/04/2010 - 18:22

Dichiarazione di Marco Cappato, Lista Bonino-Pannella

Il mancato recepimento del Decreto salvaliste ha una conseguenza precisa: appena il Tribunale amministrativo vorrà finalmente verificare le firme del Listino di Formigoni, non potrà che constatare l’assenza del numero di firme previsto per legge, come constatato anche dall’Ufficio elettorale regionale nel secondo conteggio.

Cappato a Prodi e Chiamparino, la partitocrazia resta partitocrazia anche con le primarie regionali

Tue, 13/04/2010 - 17:50
Estratto dall’intervento di Marco CAPPATO, del Comitato nazionale di Radicali italiani, che sarà pubblicato domani su Notizie Radicali (preghiera di citare la fonte)

La proposta di Romano Prodi di affidare il Partito democratico ai Segretari regionali eletti con primarie è un modo per aggirare un ostacolo che invece non può essere eluso: se l’assetto istituzionale è partitocratico - cioè fondato sul sistema proporzionale, sui finanziamenti pubblici a partiti chiusi e antidemocratici, sulle commistioni tra potere politico, potere economico e finanziario (dalle banche alle società miste) – non c’è federalismo che tenga: ogni decentramento si traduce in una moltiplicazione di centri di spesa, in una riproduzione locale dei mali della non-democrazia.

In tale contesto, inseguire la Lega è la strategia di più sicura involuzione del Partito democratico nella retroguardia del disfacimento istituzionale. Per cercare un’alternativa sarebbe necessario riflettere meglio allo strumento salvifico individuato da Prodi e Chiamparino: le primarie. Si potrebbe riflettere sulla stessa esperienza Prodi, con primarie stravinte per poi trovarsi a non potere governare. Per fare un partito democratico “all’americana”, primarie “all’americana”, federalismo –magari “all’americana” pure quello- ci vuole quel sistema istituzionale “all’americana” che noi Radicali proponiamo, o quantomeno qualcosa di diverso dal sistema partitocratico italiano, dove le primarie (quelle regionali tanto quanto quelle nazionali) sono ostaggio di logiche di potere che nulla hanno a che fare con le esigenze dei sempre evocati “territori”.
IN:

Caro Prodi, la partitocrazia federale resta sempre partitocrazia

Tue, 13/04/2010 (All day)

La proposta di Romano Prodi di affidare il Partito democratico ai Segretari regionali eletti con primarie è un modo per aggirare un ostacolo che invece non può essere eluso: se l’assetto istituzionale è partitocratico - cioè fondato sul sistema proporzionale, sui finanziamenti pubblici a partiti chiusi e antidemocratici, sulle commistioni tra potere politico, potere economico e finanziario (dalle banche alle società miste) – non c’è federalismo che tenga: ogni decentramento si traduce in una moltiplicazione di centri di spesa, in una riproduzione locale dei mali della non-democrazia. Infatti, i costi esplodono di pari passo con la crescita del potere: basta seguire la parabola degli stipendi dei consiglieri regionali, le dimensioni dei Consigli provinciali, le nomine politiche nelle aziende municipalizzate o nelle asl, la clericalizzazione degli statuti regionali e dei finanziamenti comunali al clero, insieme a quant’altro lo spettacolo (bipartisan) dei carrozzoni locali offre sempre più.

In tale contesto, inseguire la Lega –non a caso partito entusiasticamente promotore del triplicare del finanziamento pubblico ai partiti, ma anche del furto Rai-Mediaset di informazione dal quale hanno ormai pienamente ottenuto la fetta “padana” di Direttori, capiredattori e fiction di Regime- è la strategia di più sicura involuzione del Partito democratico nella retroguardia del disfacimento istituzionale. Dico retroguardia, perchè l’avanguardia è saldamente occupata da Berlusconi, Bossi, Tremonti e compagnia, e non si vede come si possa batterli su un terreno così saldamente presidiato.

Per cercare un’alternativa sarebbe necessario riflettere meglio allo strumento salvifico individuato da Prodi e Chiamparino: le primarie. Si potrebbe riflettere sulla stessa esperienza Prodi, con primarie stravinte per poi trovarsi a non potere governare. Oppure si potrebbe valutare alla luce dei fatti lo “statuto impossibile” del PD, che prevede primarie come se fossimo negli Stati Uniti, come se il Partito democratico fosse uno dei “due partiti” e fosse titolare autonomo della scelta dei candidati. Invece siamo in Italia, ci sono coalizioni che formalmente nemmeno esistono, cioè non hanno regole né confini certi, come le geometrie variabili delle regionali hanno dimostrato. Dunque a che serve prevedere tassativamente primarie che nei fatti sono subordinate ad accordi di coalizione? Basterebbero questi quesiti per rendersi conto che per fare un partito democratico “all’americana”, primarie “all’americana”, federalismo –magari “all’americana” pure quello- ci vuole quel sistema istituzionale “all’americana” che noi Radicali proponiamo, o quantomeno qualcosa di diverso dal sistema partitocratico italiano, dove le primarie (quelle regionali tanto quanto quelle nazionali) sono ostaggio di logiche di potere che nulla hanno a che fare con le esigenze dei sempre evocati “territori”. È quindi inutile cercare scorciatoie: il modello che si vuole per il partito corrisponde al modello che si è scelto per il Paese.

 

Il Radicamento che ci Lega

Tutti in brodo di giuggiole per la Lega Nord. Ciò che piace di più è l'aspetto partitocratico (finanziamento pubblico ai partiti, rapporti con le banche, nuove clientele coi soldi pubblici, penetrazione nella Roma di Rai-Mediaset e in quella vaticana) ribattezzato "Radicamento".

Altri, giustamente, fanno notare che c'è anche un radicamento pericoloso, sul limite (spesso oltre) della xenofobia.

Del radicamento migliore, invece, quello in base al quale la Lega impone il collegamento tra l'eletto e il collegio elettorale anche ora che il collegio non c'è più, si parla meno. O meglio non si dice che la riforma per imporre a tutti un buon radicamento si chiama Riforma Americana: collegio uninominale e maggioritario.

E adesso il Regime scopre quanto è importante la RU486

Fa impressione vedere buona parte del regime preoccupato per la RU486. Erano gli stessi che hanno cancellato e censurato le uniche Liste che parlavano di RU486. In particolare in Piemonte.

Alleanze

Domanda di Alessandra:

Ciao Marco,

da quello che leggo e sento in giro, si va delineando un avvicinamento, forse perfino un’alleanza, tra i radicali ed il PD, o almeno una sua "ala", quella bersaniana, diciamo.

Risposta:

Noi non "ci avviciniamo" al PD, ma lottiamo perché diventi un partito democratico. In particolare, proponiamo un modello -sia istituzionale che di partito- di tipo americano, dunque con al centro le persone invece che la struttura partitica, aperto e maggioritario non perché fa fuori i piccoli ma perché raccoglie le energie migliori. La nostra strategia è alternativa sia all'illusione entrista (entro comunque, così farà un po' meno schifo) che a quella settaria-purista (sto fuori comunque, e tanto peggio è il PD tanto meglio è per me).

Cappato: oggi Bossi non ci parla più dell'"Europa pedofila"? E del Vaticano?"

Fri, 26/03/2010 - 15:25
  • Dichiarazione di Marco Cappato, capolista della Lista Bonino-Pannella in Piemonte

Dal palco romano di piazza San giovanni, il leader della Lega Umberto Bossi ci aveva informato dell'"eroica" azione di Berlusconi contro una fantomatica proposta europea (della quale non esiste traccia alcuna) sulla "famiglia trasversale". Nelle ore successive, lo stesso Bossi si è spinto più in là, individuando nell'"Europa pedofila" il nemico del blocco leghista-berlusconiano. Sempre in quelle ore, il capo della Conferenza episcopale Bagnasco si produceva nel suo intervento di campagna elettorale.

Bagnasco, Cappato: il voto contro l'aborto è quello alla lista Bonino-Pannella

Mon, 22/03/2010 - 19:30

Dichiarazione di Marco Cappato, Capolista della Lista Bonino-Pannella in Piemonte 

Presidente Napolitano, nulla da dire sull'assenza di campagna elettorale? E sull'esclusione della Bonino-Pannella?

Sat, 13/03/2010 (All day)

 Ora che la piazza del centrosinistra è stata esibita, e in attesa che Berlusconi mostri la sua, continuiamo da soli a porre con molto rispetto una domanda al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: che ne è del diritto di ogni cittadino italiano ad avere 30 giorni di campagna elettorale legale, fatta di dibattiti e confronti tra persone e programmi?

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