L’altro “crollo” che fa rischiare Monti (con invito alla Marcia del 25 aprile)

Ci sono due crolli sotto i quali rischia di restare schiacciato il Governo Monti, insieme a tutte le istituzioni. Il primo riguarda il sistema economico finanziario, ed è il rischio dalle conseguenze più immediate. Ma almeno se ne parla, nel senso che è al centro del dibattito anche transnazionale. Che le soluzioni non siano in vista, e che forse non lo saranno almeno fino a che non  divengano esse stesse transnazionali, è un discorso che ci porterebbe lontano.
Il secondo crollo sarà forse meno immediato, o soltanto meno facilmente misurabile attraverso indici istantanei tipo “spread”, ma non è detto che sia meno devastante: il collasso del sistema giustizia, che poi significa collasso dello Stato di diritto, sta distruggendo la possibilità stessa di governare il Paese, di riformarlo o semplicemente gestirlo.
Non mancano gli esempi, alcuni dei quali rimandano direttamente all’impotenza del Governo e di tutta la partitocrazia davanti alla crisi economica: quanto serve riformare l’articolo 18 se l’applicazione delle leggi sul lavoro è affidata a una magistratura agonizzante? Come rispondere al dilagare dei suicidi di imprenditori senza sciogliere il nodo di una giustizia civile che fa aspettare molti anni per riscuotere un banale credito? Gli stessi investitori internazionali fuggono di fronte a un mercato privo della possibilità stessa di far rispettare le regole, che poi rappresentano la condizione stessa per la vita di un mercato che non sia ridotto a riserva di caccia per affaristi e potentati. Bankitalia valuta in un punto del PIL la ricchezza che la malagiustizia manda in fumo. L’1% è quanto basterebbe per evitare la recessione e innescare un circolo virtuoso, non solo civile, ma anche economico. Sono cifre che dovrebbero interessare anche chi rimane indifferente all’’escalation di suicidi nelle carceri.
Il Governo Monti e il suo Grande ispiratore al Quirinale non dovrebbero, nel loro stesso interesse, continuare a girare la testa dall’altra parte. Che alternativa propongono all’amnistia di fatto e strisciante rappresentata dalle 180.000 prescrizioni l’anno? Come altro propongono di affrontare i 9 milioni di procedimenti pendenti, se non scegliendo, attraverso un’amnistia legale, i processi più gravi da portare a termine e abbandonando tutti gli altri?
Napolitano, Monti e tutti quanti esponenti e leader di questa partitocrazia e questa Repubblica, non sono aiutati dalla disinformazione di Stato, che finora ha negato a chiunque -dunque persino a loro, come loro hanno negato a se stessi- qualsiasi dibattito e confronto sulle soluzioni da dare per arginare la marea (montante) delle prescrizioni e per far ripartire la giustizia. Ma loro, almeno loro, non possono non sapere, perché sono stati raggiunti personalmente dal grido d’allarme della nonviolenza radicale.
Il collasso della giustizia non è certo responabilità di Monti. E’ eredità pesante di decenni  fallimentari come e peggio di quanto accaduto sul debito pubblico. Ma se non ci sarà una risposta, il degrado istituzionale e il dilagare dell’illegalità finirà per travolgere anche questo Esecutivo. L’invito all’appuntamento del 25 aprile alle 10 davanti a Regina Coeli -per la marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà- è dunque rivolto anche a loro.

Pubblicato su notizie.radicali.it