da Napolitano a Grillo, tutti uniti dal silenzio sulle condanne europee e sull'amnistia

Il caso politico che appassiona il regime italiano sono le divisioni interne alla cosiddetta sinistra sulla questione giustizia. Sul tema si stanno verificando psicodrammi e rotture, lancio d'anatemi e insulti che anche soggetti esterni al campo un tempo definito "progressista". 

Eppure c'è una cosa che li accomuna ed unisce tutti, da Napolitano a Grillo, da Bersani a Di Pietro, passando per Scalfari e Travaglio, per Gustavo Zagrebelsy e per Violante: nessuno di loro ha trovato una parola da spendere sulla flagranza criminale dello Stato italiano in materia di giustizia, sul record di condanne della Corte europea dei diritti umani, sulla lettera dei 130 Costituzionalisti che si sono rivolti al Capo dello Stato per richiamare la necessità di un provvedimento di amnistia e di un suo messaggio alla Camere sul tema del rientro nella legalità costituzionale. Costoro, proprio come Berlusconi, Maroni o Casini, non pensano si debba fare nulla, non hanno una proposta, non vogliono che se ne discuta. Il campo resta libero per dibattere su se e come lo Stato trattò con la criminalità mafiosa vent'anni fa e su quali intercettazioni possono essere utilizzate. Silenzio tombale, invece, sullo Stato criminale seriale di oggi, a Strasburgo come nei tribunali e nelle carceri.

Dichiarazione di Marco Cappato, Presidente dei Radicali - federalisti europei al Comune di Milano:

27 agosto 2012