blog di Marco Cappato

Mi sono autodenunciato, continuerò ad agevolare chi chiede aiuto per poter morire

Ho depositato alle ore 15 di oggi, presso la Legione Carabinieri Lazio Stazione di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, le dichiarazioni spontanee su come ho agevolato Dominique Velati a ottenere l'assistenza al suicidio assistito in Svizzera il 16 dicembre scorso. In particolare, ho riferito di averle fornito informazioni e assistenza nella procedura, di averle presentato le persone responsabili dell'organizzazione Svizzera e di avere effettuato un bonifico dal conto di "SOSeutanasia.it" per coprire il costo del biglietto del treno utile per andare, il 14 dicembre, a Berna per la prima visita medica.

Ho allegato alla dichiarazione spontanea tutto il materiale (scambio sms con Dominique per pagamento viaggio, trascrizioni e audiovideo) che comprova la veridicità delle mie dichiarazioni. Ho anche preannunciato che, come SOSeutanasia, continueremo ad avere contatti con altri malati terminali per lo stesso motivo e che intendiamo anche a loro, ove possibile, fornire ogni tipo di agevolazione affinché possano ottenere (laddove ne riempiano i requisiti), l'assistenza al suicidio assistito.

Mi auguro che sia il Parlamento a interrompere la nostra azione, mettendo finalmente in discussione la proposta di legge di iniziativa popolare per il rifiuto dei trattamenti sanitari e la liceità dell'eutanasia depositata alla Camera dei Deputati a settembre 2013. In caso contrario, spero che potremo difendere davanti al giudice il principio della libertà individuale e del diritto all'autodeterminazione.

Per sostenere la disobbedienza civile di Marco Cappato puoi fare una donazione a questo indirizzo: http://soseutanasia.it/

 

DIRE "ADDIO" ALL'IMU HA SENSO SE DICIAMO "BENVENUTI" AL FEDERALISMO FISCALE (Il Foglio, 30-09-2015)

La posta in gioco più importante con l’abolizione dell’IMU sulla prima casa non è la ripresa economica, ma il federalismo. Più precisamente: il federalismo fiscale municipale, che il governo Renzi deve decidere se creare o affossare.

Non solo Pil: ragioni libertarie per abbattere le frontiere

Aprire le frontiere per far raddoppiare il PIL mondiale o sigillarle per privatizzare ogni angolo di territorio? Nel dibattito aperto dal Foglio a partire dalle posizione libertarie statunitensi degli “open borders” si registrano divergenze tali da suggerire di optare per la “navigazione a vista” indicata da Carlo Lottieri. Certamente, come per ogni politica, la misurazione degli effetti, dei costi-benefici di ogni strategia, è indispensabile per non confinare il dibattito nel terreno dell’ideologia, a maggior ragione su un tema così complesso. Ma se si vuole stabilire almeno la direzione di marcia e l’obiettivo verso il quale tendere, allora una scelta ideale è ineludibile e corrisponde alla risposta che si vuol dare alla domanda: “è giusto che ogni essere umano sia libero di andare a vivere dove vuole in giro per il pianeta?”.

A Milano il meglio è arrivato dall’iniziativa popolare

A Milano il meglio è arrivato dall’iniziativa popolare Il gioco senza fine del rinfacciare le colpe ed attribuirsi i meriti è parte integrante del mestiere del politico, e Milano non fa eccezione: da Expo all’Area C, la continuità dell’agire amministrativo è fin grande (fin troppo), anche se in pochi lo ammettono. Ma quello su cui destra e sinistra si trovano in grande accordo, più ancora che negare meriti all’altra parte, è negare meriti alle iniziative popolari. Nessuno degli aspiranti candidati Sindaco e dei vari Capi locali sembra essersi accorto del fatto che Milano, negli ultimi 5 anni, è stata teatro della più intensa azione di iniziativa popolare che si sia registrata in una grande città. Eppure, è ciò che è accaduto. E la gran parte dei meriti (per alcuni) o delle colpe (per altri), delle conquiste per una Milano laica, sostenibile e partecipativa, vanno attribuiti a comitati promotori di iniziative popolari e a chi ha fatto loro fiducia. Nel 2010, un anno prima dell’elezione di Pisapia, il Comitato Milonosìmuove ha raccolto 24.000 firme (9.000 più del necessario) per chiedere attraverso referendum consultivi una trasformazione ecologica della città. Nel 2011 i milanesi hanno risposto con un plebiscito: mobilità sostenibile e ecopass 79,12% di sì; più verde pubblico 95,65%; un parco per il post-Expo 95,51%; risparmio energetico 95,29%; riapertura Navigli 94,32%. Se l’Ecopass non è stato abolito, se Milano è capitale del trasporto condiviso e se lo studio di fattibilità per la riapertura dei Navigli è stato realizzato, bisogna dire grazie innanzitutto ai referendum. L’anno dopo, nel 2012, i Radicali hanno raccolto 6.000 firme necessarie per presentare delibere popolari sul registro delle unioni civili (approvato dal Consiglio comunale durante la raccolta firme), sul registro del testamento biologico (approvata dal Consiglio assieme a un’altra proposta del Comitato “Io scelgo”), sul Piano antidiscriminazioni (approvato dal Consiglio, ma sul quale la Giunta è in ritardo nell’attuazione), oltre che su “stanze del buco” e “zonizzazione della prostituzione”, sulle quali i Garanti comunali hanno impedito di procedere. nel 2013 è stata la volta del Movimento 5 Stelle a raccogliere più delle 5.000 firme necessarie per presentare una proposta di riforma dello Statuto che introduce il referendum propositivo vincolante senza quorum. Nel 2014 il Consiglio comunale ha accolto la proposta, anche se solo in parte: referendum vincolanti e propositivi, ma con un quorum flessibile e senza possibilità di decidere in materia fiscale, come invece si può fare in Svizzera. Già, la Svizzera. È proprio la Svizzera il Paese con il più alto tasso di felicità al mondo, secondo l’edizione 2014 del World Happiness Report (Rapporto sulla felicità nel mondo) realizzato dalle Nazioni Unite. Un ruolo determinante è giocato dalla soddisfazione di poter prendere direttamente parte alle scelte che riguardano la propria comunità, confermando indirettamente l’importanza teorica e pratica di quello che l’anarchico americano Murray Bookchin definiva “municipalismo libertario”. La questione non è solo quella del “voto” referendario, di per sè sempre manipolabile attraverso tecniche di censura e marketing, ma sopratutto del coinvolgimento popolare fatto di informazione e confronto, che determina la più efficace forma di educazione civica. Non è un caso se le grandi riforme che gli italiani ricordano come realizzate -divorzio, aborto, obiezione di coscienza- o come tradite -finanziamento pubblico, riforma elettorale, riforma della giustizia- siano legate a referendum radicali, mentre della politica ufficiale, quella dei partiti, si fatica a ricordare risultati degni di nota. Torniamo a Milano. Come Radicali, assieme a Milanosìmuove, partiremo a breve per la raccolta di nuove firme per referendum (questa volta vincolanti, grazie alla riforma introdotta su spinta dei 5 stelle) sulle case popolari, i Navigli, la mobilità e il verde. Se saper governare è saper prevedere, chi non ha riconosciuto l’importanza delle iniziative popolari milanesi in questi anni, incontrerà problemi imprevisti nel governare la città.

AFFISSIONI ABUSIVE: "L'8 APRILE PISAPIA AVEVA 48 ORE PER PAGARE 510.488 EURO AL COMUNE O DIMETTERSI

Il Comune riemetta subito le ingiunzioni prima di sanatorie o prescrizioni. Il Sindaco è politicamente responsabile.

Grazie a un accesso agli atti, apprendo che tra il 10 e il 13 aprile 2014 il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, avrebbe dovuto pagare 510.488 Euro al Comune di Milano, come corrispettivo delle multe a lui attribuite come candidato a causa delle affissioni abusive relative alla campagna elettorale delle comunali 2011. Uso il condizionale, "avrebbe dovuto pagare", perché nel frattempo, due giorni prima, esattamente l'8 aprile, intervenne la "Direzione sicurezza urbana e coesione sociale" del Comune con una "Determina dirigenziale" che annullò le "ordinanze di ingiunzione" emesse nei confronti del Sindaco e degli altri due candidati che erano già stati raggiunti dai verbali. L'annullamento delle ingiunzioni di pagamento fu motivato ufficialmente dal Comune in ragione dei possibili vizi di forma nella procedura seguita, così come contestati nel ricorso del candidato Edoardo Croci. Quello che però non fu reso noto (nemmeno dopo la mia esplicita richiesta in aula) è proprio il fatto che il Sindaco stesso era uno dei destinatari di tali ingiunzioni, e che gli erano rimaste 48 ore per decidere se pagare 510.488 euro o dimettersi. Infatti, mentre Edoardo Croci, non essendo Consigliere comunale, era libero di fare ricorso, se il Sindaco avesse presentato ricorsi sarebbe decaduto dalla carica, sulla base della legge che prevede che "non può ricoprire la carica" di Sindaco, Consigliere comunale o circoscrizionale "colui che ha lite pendente, in quanto parte di un procedimento civile od amministrativo con il Comune". Vi era forse un'urgenza nell'annullare tutte le ingiunzioni in relazione al ricorso Croci? No, non vi era alcuna urgenza, essendo stata fissata l'udienza Croci vs Comune davanti al giudice di pace per il 29 maggio, dunque 51 giorni dopo l'annullamento delle ingiunzioni e 49 giorni dopo la scadenza per il pagamento da parte del Sindaco. L'unica scadenza immediata era quella che pendeva sul Sindaco. Nella Determina dirigenziale di annullamento dell'8 aprile si legge che il Comune "determina di riemettere tempestivamente nuove ordinanze di ingiunzione emendate dai vizi" di forma. Sono passati 64 giorni e non è stato riemesso nulla. L'assessore Granelli ha preannunciato che ci vorranno probabilmente 120 giorni, termine che cade in piene vacanze agostane e dunque lascia prevedere un rinvio a settembre. Considerata la "tempestività" dell'annullamento, si tratta di tempi inaccettabili e pericolosi, essendo già passati più di 3 anni dai fatti ed essendo più vicini i tempi di prescrizione per chi potrà fare ricorso (non il Sindaco) nel contestare gli oltre 6,2 milioni di euro di verbali, per non parlare dei rischi di nuove sanatorie parlamentari. Ritengo doveroso che il Comune di Milano prenda tutte le misure necessarie sul piano organizzativo per riemettere immediatamente, corrette dai vizi di forma, le ingiunzioni di pagamento che furono annullate, incluse quelle destinate al Sindaco Pisapia, per poi procedere al più presto anche con le altre. Ritengo il Sindaco politicamente responsabile di ogni mancata riscossione delle multe, incluse quella a lui destinate. Spero che Pisapia si renda conto che questa è, per Milano, l'occasione di divenire la prima grande città italiana a sanzionare in modo concreto un comportamento illegale che noi Radicali contestiamo e denunciamo da decenni in perfetta solitudine. MIlano, 11 giugno 2014

"ULTIMA OCCASIONE PER ATTUAZIONE REFERENDUM A MILANO"

Il Bilancio 2014 - 2016 è l'ultima occasione per dare attuazione al progetto referendario, approvato con delibere formali sia dal Consiglio comunale che dalla Giunta. Se non saranno decise con questo Bilancio -già di troppi mesi in ritardo rispetto agli impegni assunti dalla Giunta e alle esigenze di pianificazione strategica della spesa- saranno rinviate alla prossima amministrazione misure come il potenziamento dei mezzi pubblici (annullando gli aumenti del prezzo del biglietto) attraverso l'estensione di Area C, o come l'avvio della riapertura dei Navigli. La conversione ecologica degli investimenti comunali dovrebbe passare da scelte coraggiose anche sul piano delle partecipate, disinvestendo sugli aeroporti e investendo sulla mobilità sostenibile nella città metropolitana. Purtroppo, finora non sono arrivati segnali che facciano ben sperare sulla volontà della Giunta di usare il bilancio come strumento di innovazione e di attuazione di ciò che avevano chiesto i cittadini.

Rapporto Eurispes conferma: cittadini più liberali dei poteri televisivi e politici

 Il rapporto Eurispes anche quest'anno conferma, pur nei limiti del campione scelto, il quadro di cittadini largamente favorevoli ad allargare lo spazio della libertà e responsabilità individuale su tanti temi che riguardano la salute, la vita e le relazioni affettive e familiari. Si conferma, dunque, anche la distanza tra l'opinione pubblica e una classe politica da troppo tempo incapace di rimuovere proibizionismi insensati e violenti.

"Se l'Italia fosse una democrazia Firmigoni e Cota sarebbero andati a casa 4 anni fa"

Dichiarazione di Marco Cappato, Radicale, Consigliere al Comune di Milano
 
Se l'Italia fosse uno Stato di diritto democratico, i Consigli regionali di Piemonte e Lombardia e le Giunte presiedute  da Cota e Firmigoni  (http://www.radicali.it/firmigoni) sarebbero state sciolte 4 anni fa, ancor prima di essere costituiti. Siccome l'Italia è altro, gli abusivi hanno sgovernato e incassato per 4 anni, e Formigoni, invece che a casa, è Presidente di Commissione al Senato della Repubblica.
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